Tether: la storia nascosta di Real Coin prima di Devasini e Ardoino
Di Michele Sartoretti giu 19, 2026 0 Commenti

Quello che oggi chiamiamo Tether, il colosso delle stablecoin che muove centinaia di miliardi di dollari, non è nato con il nome che conosciamo. Dietro l'impero digitale guidato dagli italiani Giancarlo Devasini, Presidente di Tether Holdings e Paolo Ardoino, CEO di Tether Holdings, si nasconde una storia precedente, quasi dimenticata: quella di Real Coin. Un esperimento tecnologico californiano del 2014 che ha gettato le basi per ciò che oggi domina i mercati finanziari globali.

Mentre la narrazione comune attribuisce la fondazione direttamente a Devasini e Ardoino, un'analisi più approfondita rivela una cronologia più complessa. Siamo nel luglio 2014, in California. Tre imprenditori – Brook Pierce, Riv Collins e Craig Sellars – lanciano Real Coin come token sulla blockchain di Bitcoin, utilizzando il protocollo Mastercoin (poi rinominato Omni Layer). Era solo l'inizio di un viaggio che avrebbe portato alla creazione dell'USDT, lo stablecoin ancorato al dollaro statunitense più utilizzato al mondo.

Da Real Coin a Tether: la svolta strategica

Lasciatevi stupire dalla rapidità dei cambiamenti. A soli tre mesi dal lancio di Real Coin, la scena cambia radicalmente. Nel settembre 2014, due figure chiave – identificate nelle ricostruzioni investigative come "Potter" e "DVASini" (un chiaro riferimento a Devasini) – volano alle Isole Vergini Britanniche. Lì fondano Teter Holdings Limited, l'entità legale che diventerà il cuore operativo della futura Tether.

Poi arriva il colpo di scena ufficiale. Il 20 ottobre 2014, Riv Collins, allora CEO di Real Coin, annuncia pubblicamente il rebranding totale: addio Real Coin, benvenuto "Teter" (la grafia originale, poi corretta in Tether). Questo momento segna la fine dell'esperimento tecnico e l'inizio di un progetto commerciale su scala globale. Le emissioni precedenti vengono considerate semplici test; la vera nascita aziendale coincide con questa nuova identità.

Ma perché questo dettaglio conta? Perché mostra come Tether non sia nata ex-nihilo da Devasini e Ardoino, ma abbia ereditato tecnologia, codice e ambizioni da un progetto precedente. Gli italiani entrano in gioco proprio in questa fase di transizione, trasformando un esperimento di nicchia in uno strumento finanziario mainstream.

L'ascesa degli italiani e il dominio del mercato

Negli anni successivi, Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino prendono il controllo completo. Devasini, ex chirurgo plastico diventato imprenditore tech, diventa l'azionista di controllo con il 47% della società. Ardoino, ingegnere informatico torinese, assume il ruolo di CEO e volto pubblico, gestendo le operazioni tecniche e le relazioni esterne.

I numeri parlano chiaro. Oggi Tether controlla circa il 56% del mercato globale delle stablecoin, un settore che supera i 400 miliardi di dollari di capitalizzazione. La sola moneta USDT ha superato i 155 miliardi di dollari di valore circolante. Nel 2025, le riserve detenute da Tether hanno raggiunto circa 181 miliardi di dollari, investiti principalmente in titoli di stato americani a breve termine, oro, bitcoin e prestiti garantiti.

Il modello di business è semplice ma potentissimo: Tether non paga interessi ai detentori di USDT, ma utilizza la liquidità raccolta per generare profitti enormi. Negli ultimi tre anni, l'azienda ha generato oltre 30 miliardi di dollari di utili, gran parte dei quali distribuiti ai fondatori sotto forma di dividendi. Alcuni analisti stimano un profitto annuale ricorrente superiore ai 14 miliardi di dollari.

Controversie e ricchezza personale

Non tutto è rose e fiori. Tether ha affrontato momenti critici, inclusa una "bank run" nel 2018-2019 dove gli utenti richiesero il rimborso di 7 miliardi di dollari in pochi giorni. Nonostante le paure, l'azienda sopravvisse, consolidando ulteriormente la sua posizione dominante. Tuttavia, le stime sulla ricchezza personale di Devasini variano drasticamente tra le fonti.

Secondo Forbes Italia, Devasini ha un patrimonio stimato in 22,4 miliardi di dollari, rendendolo il terzo italiano più ricco. Altre inchieste, come quella de La7, parlano di cifre superiori agli 89 miliardi di dollari, definendolo addirittura l'uomo più ricco d'Italia. Queste discrepanze riflettono la natura opaca delle valutazioni nel settore crypto, dove il valore delle attività può fluttuare rapidamente.

Indipendentemente dalle cifre esatte, è innegabile che Devasini e Ardoino siano diventati figure centrali nell'economia digitale globale. La loro capacità di navigare tra regolamentazioni diverse e crisi di fiducia ha permesso a Tether di sopravvivere quando molti concorrenti sono falliti.

Dal crypto allo sport: l'investimento nella Juventus

Ecco la mossa più sorprendente recente. Tether non si limita alle finanze digitali. Nel febbraio 2024, l'azienda ha acquistato il 5% della Juventus Football Club, il celebre club calcistico di Torino. Successivamente, la partecipazione è aumentata fino all'11,5%, rendendo Tether il secondo azionista del club, subito dopo Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann.

Paolo Ardoino ha spiegato la strategia: "In linea con il nostro investimento strategico nella Juve, Tether sarà un pioniere nel fondere le nuove tecnologie, come gli asset digitali, l’AI e le biotecnologie, con la consolidata industria dello sport". Non si tratta solo di marketing. L'obiettivo è integrare le criptovalute negli stadi, nei biglietti e nelle esperienze fan, creando un ecosistema chiuso dove USDT diventa la valuta di scambio naturale.

Questo passaggio segna un cambiamento culturale significativo. Una azienda nata nel sottosuolo anonimo delle blockchain sta entrando nelle aule direzionali del calcio mondiale. È un segnale chiaro che le stablecoin stanno uscendo dalla nicchia speculativa per diventare infrastrutture finanziarie reali.

Cosa ci aspetta nel futuro?

Le sfide non mancano. Tether sta cercando nuovi finanziatori per raccogliere tra i 15 e i 20 miliardi di dollari, sollevando interrogativi sulla sostenibilità del modello a lungo termine. I regolatori globali stanno aumentando la pressione sulle emittenti di stablecoin, richiedendo maggiore trasparenza e riserve certificate.

Inoltre, la concorrenza si fa sempre più agguerrita. Banche centrali stanno sviluppando le proprie valute digitali (CBDC), mentre altre aziende private lanciano stablecoin rivali. Tether deve mantenere la sua leadership innovando costantemente e preservando la fiducia degli utenti.

La storia di Real Coin ci insegna una lezione importante: nel mondo crypto, le origini contano meno dell'esecuzione. Da un piccolo esperimento californiano a un impero globale, Tether ha dimostrato che la resilienza e l'adattabilità sono le vere valute di successo.

Frequently Asked Questions

Chi ha davvero fondato Tether prima di Devasini e Ardoino?

Nel luglio 2014, la startup Real Coin è stata fondata in California da Brook Pierce, Riv Collins e Craig Sellars. Hanno lanciato la prima versione della stablecoin sulla blockchain di Bitcoin. Solo successivamente, nel settembre 2014, è stata costituita Teter Holdings Limited nelle Isole Vergini Britanniche, segnando l'ingresso di Giancarlo Devasini e l'inizio della trasformazione in Tether.

Qual è la quota di mercato attuale di Tether?

Tether controlla circa il 56% del mercato globale delle stablecoin. Con una capitalizzazione di USDT superiore ai 155 miliardi di dollari e riserve totali di circa 181 miliardi di dollari nel 2025, rimane il leader indiscusso del settore, nonostante la crescente concorrenza da parte di altre emittenti e banche centrali.

Perché Tether ha investito nella Juventus?

L'investimento del 11,5% nella Juventus serve a integrare le tecnologie digitali nel mondo dello sport. Paolo Ardoino ha dichiarato l'intenzione di fondere asset digitali, intelligenza artificiale e biotecnologie con l'industria calcistica, creando nuove opportunità di pagamento e engagement per i fan attraverso l'uso di USDT.

Quanto vale il patrimonio di Giancarlo Devasini?

Le stime variano notevolmente. Forbes Italia valuta il suo patrimonio in circa 22,4 miliardi di dollari, classificandolo terzo tra gli italiani più ricchi. Altre fonti, come un'inchiesta de La7, citano cifre superiori agli 89 miliardi di dollari. Queste differenze derivano dalla difficoltà di valutare con precisione le attività crypto e le partecipazioni societarie non quotate.

Come genera profitti Tether?

Tether non paga interessi ai detentori di USDT. Invece, investe le riserve raccolte (circa 181 miliardi di dollari) in strumenti finanziari remunerativi come titoli di stato americani a breve termine, oro, bitcoin e prestiti garantiti. Grazie ai tassi di interesse elevati e alla crescita degli asset, ha generato oltre 30 miliardi di dollari di utili negli ultimi tre anni.